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PIO XII
(1939-1958) Servo di Dio
Eugenio Pacelli nato a Roma nel 1876 dalla nobildonna
Virginia Graziosi e dall'avvocato Filippo Pacelli, compie
un rapido iter di studi dal Liceo Visconti all'Università Gregoriana, a
23 anni è sacerdote e inizia preso la carriera diplomatica e curiale
grazie al cardinal Gasparri, che lo coinvolge nella Riforma del codice
di Diritto Canonico. Nel 1917 é già nunzio apostolico a Monaco, in
Germania fino all'estate del 1925, e poi a Berlino dal 1925 fino al 1929
(In tutto stette in Germania 12 anni) forgerà ancora di più il suo
rigore, appassionandosi della cultura e del popolo germanico; ma anche
riportando una conoscenza diretta dei problemi di quella nazione:
durante la prima guerra mondiale aveva compiuto delicatissimi incarichi
diplomatici, come il 29 luglio 1917, nella Grande Guerra, quando
presentava a Guglielmo II le proposte di pace formulate dal pontefice.
Otteneva di visitare e di assistere i prigionieri militari nei campi di
concentramento in Germania. Sfasciatosi l'impero tedesco, dopo la
sconfitta militare, e formatosi il Reich repubblicano, rimase presso la
nuova Germania sempre come Nunzio e firmò i Concordati con la Baviera e
col Reich.
Anche il suo criticatissimo "silenzio" sulle stragi di Hitler, durante la
seconda guerra mondiale, verrà collegato a questo suo amore per la
Germania, ma non sarà motivate da sue simpatie verso il nazismo. La sua
aperta e ferma opposizione a ogni forma di marxismo e comunismo si
collega, invece, a un'aggressione da lui subita a Monaco da parte di
alcuni soldati russi che lo minacciarono con una pistola.
Suoi furono i
Concordati stipulati dalla Santa Sede e con la Baviera (1925) e con la
Prussia (1929). Nel 1929 Pio XI nominatolo cardinale e segretario di
stato succedendo al cardinal Gasparri, conduce personalmente i negoziati
decisivi per i Concordati con il Baden (1932) e con il Reich di Hitler
(1933). Compie viaggi in tutto il mondo, durante i quali cresce la sua
fama di uomo ascetico, poliglotta, diplomatico. Nel 1936 si recherà
negli Stati Uniti, viaggio cui risale l'inizio della corrispondenza
diretta con il Presidente Roosevelt che durerà fino alla morte di quest'ultimo.
Con l'Europa ormai sull'orlo della guerra, il nuovo Papa inviò un
messaggio invitando le nazioni alla pace e successivamente dichiarò la
sua imparzialità. Benedice il generale Franco che ha concluso "l'alzamiento"
con la vittoria, gesto che turba le coscienze di molti cattolici di
fronte all'atteggiamento della Chiesa in quel frangente storico
mondiale.
Ma il 10 febbraio del 1939, Pio XI muore improvvisamente e il 2 marzo,
poco dopo le 18, il Conclave elegge il cardinale Eugenio Pacelli,
che era il Segretario di Stato, con il nome di Pio XII. Il 1°
settembre dello stesso anno scoppia la guerra, che terminerà, fra lutti
e distruzioni immani, solo nel 1945. Ma Mussolini tenne inizialmente
l'Italia fuori dal conflitto, pur sollecitato da molte parti che lo
accusano in tutti i modi: "ma allora cosa ci siamo alleati a fare con
la Germania?", e chi più moderato dice "cosa aspettiamo che vinca
tutto lui?" , e anche i più pacifici commentano "Mussolini
aspetta che Hitler vinca poi farà l'avvoltoio".
Il Neo Papa si
preoccupò immediatamente di parare la minaccia di guerra gravante
sull'Europa ad opera soprattutto del nazismo. Mantenne buoni rapporti
con il governo italiano, ma questi non valsero a distogliere il regime
fascista dai suoi folli propositi di guerra. Nel dicembre del 1939 ci fu
un evento senza precedenti: re Vittorio Emanuele III rende
visita ufficiale al nuovo Papa, gesto che segnò una svolta nei
rapporti fra Italia e Santa Sede, e si reca solennemente in Vaticano
accompagnato dalla regina Elena, vestita di bianco e con un lungo velo
in testa. Solenni cerimonie, colloquio fra i due personaggi nella Sala
del Trono, accorati appelli di Pio XII affinché l'Italia si tenesse
fuori dal conflitto. Il Re vorrebbe replicare al Papa, ma il ministro
degli esteri, Ciano, fa furtivamente segno di no, che non è il caso di
parlare di quelle cose. Ed ecco il colpo di scena, la sorpresa per
tutti. Il cardinale Maglione, nuovo Segretario di Stato, non viene
inviato al Quirinale per restituire la visita, ma è il Pontefice stesso,
pochi giorni dopo, il 28 dicembre, che decide di recarsi di persona a
rendere la visita ai Sovrani d'Italia.
E' un avvenimento mai visto, in passato. E così, in quel giorno di
dicembre del 1939, Roma assiste a questo spettacolo mai visto: il Papa
Pio XII si reca, in solenne corteo ufficiale, fino al Quirinale. Pioveva
forte, ma il Papa volle che l'automobile su cui viaggiava fosse
decapottata, in modo che tutte le migliaia di persone assiepate lungo il
percorso, potessero vederlo. Portava in testa il cappello rosso dalle
ampie falde, e questo, con il mantello papale, pure rosso, era l'unico
riparo dalla pioggia battente. L'evento fu davvero eccezionale perché
dopo i cinquantanove anni di freddezza estrema fra Italia e Santa Sede,
seguiti all'occupazione della città di Roma - la "breccia di Porta
Pia" del XX settembre 1870 - che aveva portato in pratica alla fine
del potere temporale dei papi, vi furono i Patti Lateranensi, che
conclusero felicemente la Questione Romana.
Fra le
acclamazioni di un popolo romano letteralmente impazzito al vedere
questo grande e mai visto spettacolo, il Vescovo di Roma passava, dopo
decenni di "invisibilità", per le vie della capitale, e in modo
ufficiale e solenne, fra due interminabili ali di soldati che
presentavano le armi, per andare a rendere visita al loro sovrano. Il
corteo di automobili nere, raggiunse alfine il palazzo del Quirinale,
antica residenza dei pontefici, e Pio XII venne ricevuto, ai piedi dello
scalone d'onore, dal vecchio Re, in alta uniforme militare. Vittorio
Emanuele III, nel Salone dei Corazzieri, gli presentò poi i vari
componenti della Famiglia reale, i funzionari, i politici. Seguì il
discorso privato, nella Sala del Trono. Stranamente Mussolini era
assente. Probabilmente non aveva affatto gradito che a Roma
risuonassero, per le strade, grida di giubilo e applausi rivolti ad una
personalità che non faceva parte nè dei Savoia nè del Regime fascista;
ad una persona che gli "toglieva la scena". Forse la figura del Papa gli
dava ombra e l'omaggio del popolo e delle autorità ad un personaggio
unico al mondo, con un grande potere spirituale che durava da secoli, lo
infastidiva non poco.
Non aveva, naturalmente, potuto opporsi alla storica visita, ma aveva
sottolineato il suo distacco e la sua critica per questa inusuale
iniziativa pontificia, rimanendo nell'ombra, in un silenzio corrucciato,
e "brillando per la sua assenza" nel Palazzo del Quirinale. Inoltre, se
fosse stato presente, per motivi di protocollo avrebbe dovuto occupare
un posto secondario, sia rispetto al Papa che rispetto al Re, e questo
naturalmente non poteva non dare fastidio ad un dittatore.
Così un Pontefice ritornava, questa volta da ospite, nell'antica
residenza dei Papi, il palazzo del Quirinale, abbandonato in tutta
fretta nel lontano settembre del 1870.
Dobbiamo ricordare che l'11 febbraio del 1929 Mussolini, capo del
Governo italiano, e Gasparri, cardinale Segretario di Stato di Pio XI,
firmarono due distinti documenti: il Trattato (che poneva fine
all'annosa situazione di stallo e di conflitto fra i due Enti sovrani) e
il Concordato, di minore importanza, anche se oggi si ricorda
solo quest'ultimo, tralasciando il Trattato, molto più importante
storicamente. Per cinquantanove anni i papi, in segno di forte protesta
per la occupazione del territorio dello Stato della Chiesa da parte
dell'Italia, si chiusero in volontaria clausura, e non uscirono mai, per
nessun motivo, dai Palazzi e dai Giardini vaticani. Allora, ricordiamo,
non esisteva ancora la Città del Vaticano (sorta proprio nel 1929, a
seguito del Trattato), e il territorio dove alloggiava il Papa era
considerato un territorio italiano ma con speciali prerogative -
l'extraterritorialità - che ne precludevano l'ingresso alle autorità e
alla polizia del nostro Paese.
Perciò, i vari papi che si susseguirono in questo lungo periodo (1870 -
1929), e cioè Pio IX,
Leone XIII, Pio X,
Benedetto XV e
Pio XI, si guardarono
bene dall'oltrepassare i confini di questa "aurea prigione". Il governo
italiano non avrebbe mai ostacolato, se il Pontefice avesse espresso il
desiderio di uscire dai suoi Palazzi, nei quali si era autoconfinato, e
di girare per Roma o per l'Italia, eppure sia Pio XI che Pio XII, suo
successore dal 1939, limitarono al massimo le uscite, per una forma di
riservatezza, oggi incomprensibile. Pio XI uscì per la prima volta,
quasi in incognito, alle sei del mattino del 21 dicembre 1929, per
raggiungere San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, e prenderne
ufficialmente possesso, come fanno tutti i Vescovi di Roma subito dopo
la loro elezione. I giornali e la radio poterono parlare del fatto
clamoroso solo dopo che era avvenuto. Aveva colto tutti di sorpresa. Poi
Pio XI andò qualche volta a Castelgandolfo, a passarvi l'estate, e tutto
finì così.
Bisogna però anche dire che la figura del Papa era a quei tempi ammantata
da un'aura di lontananza ieratica, per cui il Papa successore si
comportava con grande prudenza e sottolineava così, con la rarità delle
sue apparizioni all'esterno di San Pietro, la sua lontananza, il suo
"essere al di sopra", l'apparire come un'autorità diversa e distinta da
tutte le altre (sovrani e altri capi di Stato). Perciò avvenne, come era
previsto dal cerimoniale, che quando, nel 1929, i Reali d'Italia si
recarono in Vaticano per solennizzare, con la loro visita ufficiale al
Papa, il suggello degli accordi dell'11 febbraio, Pio XI non provvide a
ricambiare la visita (non era mai successo, neppure con altri regnanti,
e per tanti secoli di vita della Chiesa). Non appena Vittorio Emanuele
III ed Elena tornarono nel palazzo del Quirinale, Pio XI inviò subito,
quasi a volersi togliere senza indugio questo obbligo, il suo Segretario
di Stato, il cardinale Pietro Gasparri, che "ricambiò la visita", al
posto del Papa in persona. Una visita breve, di etichetta, che appariva
come una cerimonia formale, non sentita. Così si usava, ai tempi andati.
Intanto la
Seconda Guerra Mondiale era scoppiata, Hitler e Stalin si alleano per
invadere la Polonia e Pio XII il 20 ottobre 1939 condannando l'invasione
russo-tedesca della Polonia, emana l'enciclica "Summi Pontificatus".
Da questo momento iniziò il silenzio del Papa, che gli procurò molte
critiche, sebbene egli si impegnasse nel salvataggio di ebrei e
internati nei campi di concentramento, oltre che di uomini e valori
senza distinzione di fede. L'atteggiamento del pontefice fu condizionato
dalla sua convinzione che una condanna aperta dei crimini nazisti si
sarebbe rivelata controproducente. Il popolo, e in particolare molti tra
i romani, che lo avevano elevato a nuovo Defensor urbis, non gli
perdonarono questa incertezza che divenne drammatica in occasione della
rappresaglia tedesca a Roma, dopo l'attentato di via Rasella, che portò
all'eccidio delle Fosse Ardeatine il 25 marzo 1944.
Tuttavia durante il conflitto organizzò in Vaticano un ufficio
informazioni per i prigionieri e i dispersi e si adoperò per far
dichiarare Roma "città aperta" riuscendo nel suo intento e
meritandosi l'appellativo di "Defensor civitatis". Accolse in Vaticano i
rappresentanti dei partiti oppositori del regime e si adoperò per
salvare gli ebrei. Già durante il conflitto, ma specialmente dopo la sua
conclusione, Pio XII lottò tenacemente per liberare l'Italia
dall'avanzata del comunismo.
Il 1948 portò alla vittoria l'allora partito dei cattolici italiani,
risparmiando alla nazione la triste esperienza dello stalinismo.
Nell'ambito precipuamente religioso Pio XII svolse una vasta attività
nel campo della dogmatica: pur lasciando ai principi la loro essenziale
immutabilità, volle rivedere molti punti per adeguarne la formulazione
esterna ai progressi tecnici e scientifici con opportuni aggiornamenti
in campo morale e disciplinare.
Nel campo delle
scienze Pio XII diede impulso alla Pontificia Accademia delle Scienze;
ordinò scavi sotto l'altare della confessione in S. Pietro per
rintracciare il sepolcro del primo pontefice romano.
Grandissima
corrispondenza da parte dei fedeli ebbe la celebrazione dell'Anno Santo
1950, culminata con la proclamazione del dogma di Maria Assunta in
Cielo. La celebrazione del Giubileo del 1950 fu un trionfo per papa
Pacelli, grazie ad una perfetta organizzazione e alla presenza delle più
illustri personalità del nuovo Stato italiano, come Luigi Gedda e Giulio
Andreotti. Tra fiumi di persone accorsi da tutto il mondo, papa Pacelli
proclama, pur tra le perplessità di molto teologi e vescovi circa le
negative ripercussioni di un dogmatismo troppo spinto, il dogma di fede
dell'Assunzione di Maria Vergine in cielo, promuovendo le processioni
alla "Madonna Pellegrina".
Nel clima di una crociata antimarxista, diede incremento all'Azione
Cattolica di Luigi Gedda e permise l'istituzione dei Comitati civici,
strumenti di consenso per la DC. Pensò anche di indire un Concilio per
affrontare l'immensa mole di problemi emersi dalla guerra, ma preferisce
organizzare questa materia nei suoi discorsi e da il via a una prima
parziale riforma liturgica, venendo incontro alle nuove esigenze del
mondo moderno, Pio XII permise la celebrazione della Messa anche nelle
ore vespertine e ridusse gli obblighi del digiuno eucaristico. Sotto il
suo pontificato fu elevato agli onori degli altari papa
Pio X, mentre San Francesco d'Assisi e
Santa Caterina da Siena furono proclamati patroni d'Italia
(1939).
I suoi ultimi istanti di vita sono drammatici, le foto della sua agonia
sono vendute alla stampa dal suo medico, dottor Giuseppe Galeazzi, che
sarà poi radiato. Dopo la sua morte, avvenuta la notte del 9 ottobre
1958, le sue spoglie, portate frettolosamente a Roma e imbalsamate in
modo maldestro, vengono esposte in San Pietro il 15 ottobre, per essere
sepolte dopo solenni funerali in San Giovanni e poi nelle Grotte
Vaticane. In San Pietro lo ricorda una bellissima statua di Giuseppe
Messina.
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