La storia della nostra mitica squadra di calcio, nasce ufficialmente col nome di Unione Sportiva Fascista Catanzarese nel 1929 (anno in cui la Federazione Italiana Giuoco Calcio ristruttura tutto l'assetto organizzativo dando vita ai campionati di serie A, serie B e la prima categoria a carattere interregionale, in seguito chiamata serie C), ma l'effettiva nascita del Catanzaro si ebbe nel 1927 dalla fusione di due squadre della città: la Braccini e la Scalfaro. La società guidata da grossi personaggi della città, come Susanna ed Alfredo Cantàfora e diretta dal Barone Enrico Talamo, grande appassionato di calcio del tempo, ebbe subito una sua sede ed i suoi colori sociali, il Giallo ed il Rosso coincidenti con quelli comunali, uniti ad un nobile appellativo: Le Aquile in ricordo dell'aquila donata alla città di Catanzaro da Carlo V.
Nel 1930, dopo la rinuncia della Nocerina a disputare il campionato di I categoria, grazie alla sagacia del presidente, la Catanzarese fu ammessa a tamponare il buco che si era venuto a creare, dando la possibilità di disputare i primi derby con Cosenza e Reggina e le sfide siculo-calabresi con Catania e Messina.
Nel 1932/33 dopo gli spareggi con il Siracusa a Napoli, il Catanzaro vince il campionato di 1a divisione acquisendo la promozione in serie B. Proprio in quell'annata entra a far parte della società giallorossa un giovane avvocato del luogo con l'hobby del calcio: Nicola Ceravolo.
Nel 1934/35 per effetto dell'unificazione della serie B in un unico girone, il Catanzaro retrocesse, infatti si era classificata
11ima. Gli anni successivi furono abbastanza turbolenti tra promozioni e retrocessioni, fino a quando la presidenza, soffocata dai debiti, dovette rinunciare al
prosieguo dell'avventura calcistica. Ma gli imprenditori locali non vollero mollare e con la guida del nuovo presidente:
Arnaldo Pugliese, si approntò una squadra composta esclusivamente da giovani locali.
Giungiamo così al 1938, anno in cui la squadra riconquista la serie C. In seguito, dopo la sospensione dovuta alla guerra mondiale, la società divenne U.S. Catanzaro (con a capo
Italo Paparazzo, affiancato da altri imprenditori e personaggi di spicco catanzaresi come
Umberto Riccio, Giuseppe Pesci, Giovanni Migliaccio e Gino Guarnieri che si succedettero alla presidenza sino alla stagione 49/50) e fece sua anche la partecipazione ad un campionato di serie B. Per lungo tempo seguirà un
tira e molla fra i campionati minori e le serie professionistiche.
Nel 50/51 salì alla guida Aldo Ferrara che fu presidente sino al 57/58, ed il Catanzaro fu inserito nel 51/52 al campionato di IV serie in base alla ristrutturazione dei campionati professionistici. Nel 52/53 viene promosso in serie C vincendo il mini torneo tra le prime classificate di tutti i gironi, vincendo pertanto lo scudetto dei Dilettanti.
Nel 58/59 sale alla presidenza colui che verrà poi conosciuto da tutti come: IL PRESIDENTISSIMO ovvero
Nicola Ceravolo. Il primo grande successo giunge però nella stagione 58/59. La storica promozione in B, per la prima volta dopo la riforma dei campionati professionistici, viene raggiunta il 6 giugno del 1959, a Roma.
La città-capoluogo conosce giorni di festa e di gioia infinita. Un grande protagonista d'allora è
Gianni Fanello. Valido attaccante di vari campionati regionali, viene acquistato dal compianto Ceravolo per la cifra di L. 1.200.000. Si rivelerà ancor più un affare quando Fanello verrà, ceduto al Milan per la cifra bomba di L. 40.000.000.
Dal campionato 58/59 la serie B resta a Catanzaro per 12 stagioni di fila. Il risultato più grande di quegli anni è datato 65/66. Infatti nel corso di quel campionato la squadra allenata da Dino Ballacci, un vero
"sergente di ferro", arriverà a disputare la finalissima di Coppa Italia contro la Fiorentina.
Il prologo della finalissima è racchiuso nella data del 9 febbraio 1966. In quel giorno la formazione giallorossa andrà a vincere a Torino contro la Juventus per 2 a 1, con la doppietta di
Triburzio. La vittoria contro i titolati bianconeri consente all'organico di Ballacci di giocare la finalissima di Coppa Italia contro i viola toscani. La partita viene giocata a Roma il 1 maggio del '66, con il risultato finale di 2 a 1 per la Fiorentina, dopo un tempo supplementare e la concessione di un contestato rigore per i viola.
Arriviamo così all'annata 70/71, con la prima indimenticabile promozione in serie A, dopo gli spareggi contro Atalanta e Bari. Si gioca in campo neutro, al S. Paolo di Napoli, il 27 maggio 1971, contro i pugliesi del Bari. La rete della vittoria catanzarese è opera di
Angelo Mammì, che dà all'allenatore Segmedoni e alla squadra intera la grande gioia della serie A!!
A fine gara i festeggiamenti assumono la veste di un Carnevale brasiliano, con l'intera città di Catanzaro impazzita ed ubriaca di felicità ed entusiasmo. La Calabria quindi alla prima occasione utile raggiunge l'Olimpo calcistico nazionale. Il primo campionato nella massima serie porta alla città di Catanzaro uno stadio nuovo della capienza di 30.000 posti, sempre "ribollente" di tifo e passione. A fine stagione, siamo nel 71/72, si ritorna mestamente in B con una classifica finale di 21 punti, frutto di 3 vittorie, 15 pareggi e 12 sconfitte.
Da ricordare, in quel campionato l'ennesima vittoria sulla Juventus, detentrice dello scudetto.
Seguiranno altre stagioni nella serie cadetta, la più importante delle quali sarà quella del 74/75 classificatasi al 4° posto, con una nuova sfida spareggio per la serie A. Si gioca a Terni contro il Verona, era l'anno in cui arrivava a Catanzaro un certo Massimo Palanca. Questa volta però lo spareggio va male per i colori giallorossi che usciranno sconfitti per 1 a 0.
Alla bruciante delusione i tifosi calabresi dovranno aggiungere la morte di un capotifoso del tempo, Carlo Maria Tallarico, deceduto a seguito di un incidente stradale al rientro dallo spareggio di Terni.
Il Goal di Angelo Mammì
L'anno dopo, nel 75/76, sotto la guida dell'allenatore Gianni Di Marzio, la vittoria finale del campionato giunge all'ultima giornata, sul campo della Reggiana, per 2 a 1, con le reti di Gianni Improta e Massimo Palanca. Proprio Palanca diventa da quel momento, l'idolo della tifoseria giallorossa. Il bravo atleta marchigiano arriva a Catanzaro dal Frosinone, fresco cannoniere della serie C. Al magico sinistro di Palanca sono legate le emozioni più forti dei tifosi calabresi.
Nel frattempo l'U.S. Catanzaro, nella stagione 78/79, centra un nuovo successo per la serie A. Con quella stagione infatti, il Catanzaro permane per la prima volta in maniera consecutiva nella massima serie professionistica. Indimenticabili in quegli anni le vittorie contro le più titolate squadre dell'Italia pallonara (mitica la gara di Roma, vinta per 3 a 1 con una super tripletta di Palanca).
La grande A resterà a Catanzaro per lungo tempo, fino all'annata 82/83. In quell' anno avviene anche il cambio societario in seno all'U.S. Catanzaro. A Ceravolo subentra l'ing. Adriano Merlo, che riporta di nuovo la serie A, disputata con qualità e grinta.
Negli anni di A si ricordano continue vittorie di prestigio contro le squadre più quotate del tempo. Nell' 81/82 basta ricordare i successi esterni contro Torino, Milan, o Inter. Sono i bei tempi di Borghi, Mauro, Sabato e altri grandi atleti che fanno le fortune della società catanzarese. Gli anni 80 segnano la realtà calcistica catanzarese con un vorticoso saliscendi fra le serie B e C1.
Gli stemmi della squadra nel corso degli anni
Lo stemma della squadra del Catanzaro consiste in uno scudo nel quale campeggia lo storico simbolo della città, ovvero l'Aquila Reale che stringe col becco un nastro azzurro su cui è riportato il motto «Sanguinis Effusione» (Ottenute con Spargimento di Sangue), in onore dei tanti soldati catanzaresi morti in numerose battaglie. Sul ventre dell'aquila prende posto uno scudo che riproduce i tre colli sui quali si erge la città. Una linea verticale divide quindi lo stemma in due esatte metà colorate con i colori sociali della squadra sovrastate dal nome della società su sfondo blu.
Nelle sue varie evoluzioni nel corso degli anni, lo stemma del Catanzaro è sempre stato caratterizzato dalla presenza dell'aquila, seppur raramente con lievi modifiche grafiche. Furono apposte modifiche ingenti a cavallo degli anni 1990, quando l'aquila fu inserita in uno scudo ovale, e durante la prima stagione dopo il fallimento avvenuto nel 2006; in quel caso, lo stemma della neonata Footbal Club Catanzaro non trovò d'accordo la numerosa tifoseria.
Lo stemma della società iniziò a comparire sulle maglie dei giocatori a partire dalla stagione 1989-1990 e ancora tutt'oggi presente nella sua nuova e ultima versione che vede la tradizionale data di fondazione (1929) affiancata al nome della società.
Premiazione dei fratelli Massimo e Gregorio Mauro
Con la conclusione della partita Catanzaro - Udinese, il Presidente della società calcistica KENNEDY, Franco Teti (in bianco nella foto), premia Massimo e Gregorio Mauro, militanti rispettivamente nell'Udinese e nel Catanzaro. Fu infatti il Presidente Franco Teti ad allenare e far crescere calcisticamente i due giovani (ed in seguito altri, come Giuseppe Lorenzo) nella grande Kennedy, per poi farli sfondare nel mondo del calcio dei grandi.
Nel contempo c'è un altro cambio all' U.S. Catanzaro. Sulla poltrona della presidenza infatti va a sedersi Pino Albano e con lui arriva subito una nuova promozione in B, nella stagione 84/85, quando sotto la guida di G.B. Fabbri, la formazione raggiunge la meritata promozione dopo un'esaltante cavalcata.
Bei ricordi di quei tempi sono la vittoria dei derby regionali contro il Cosenza e la Reggina. L'ultimo campionato di un certo livello resta quello di serie B dell'87/88, chiuso al 5° posto a 46 punti. Nella lunga serie di cambi societari va ricordato l'ultimo, datato 95/96 della serie C2. Alla guida della macchina giallorossa c'è il dott. Giuseppe Soluri per il quale si evitano i commenti.
L'Inno del Catanzaro
Lo storico inno del Catanzaro è intitolato «Aquile», risalente agli inizi degli anni '70; il testo e la musica furono opera dei cantautori Pino Pavone, catanzarese, e del livornese Piero Ciampi. Dopo un periodo di assenza dallo stadio e dai cori dei tifosi, oggi è riproposto allo stadio prima dell'ingresso in campo delle due formazioni calcistiche.