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Intorno
ai nuovi computer del MIT, grazie ad un ristretto gruppo di studenti, andava
lentamente nascendo un corpo organico di concetti e convinzioni che tali
individui avrebbero contribuito a diffondere una volta usciti dal college.
Inoltre, il continuo ricambio di studenti unito al contatto tra le matricole e
gli "anziani", avrebbe permesso alla cultura hacker di fare nuovi
adepti, fondendo alcuni principi basilari con i diversi momenti storici. Tali
principi basilari di hackeraggio, affinati con la convinzione sorta in
seguito al passare degli anni, furono: il diritto alla libertà d'accesso ai
computer ed a tutto ciò che insegna qualcosa su come funziona il mondo, il
famoso slogan "l'informazione vuole essere libera", la promozione
d'ogni tipo di decentramento culturale ed amministrativo (la massima
rappresentazione dell'odio verso l'universo burocratico accentratore si
materializzava, in quegli anni, nell'IBM), la convinzione che con i computer
fosse possibile fare arte e cambiare la vita in meglio.
Tali convinzioni erano destinate a portare verso degli scontri ideologici con
l'ordine istituzionale di allora, rigido e accentratore, ed i primi segnali
destabilizzatori cominciavano già a manifestarsi all'interno del MIT.
Nell'inverno del '60, gli hacker del Tmrc s'impegnavano nella schedatura della
rete telefonica locale, registrando inizialmente i luoghi raggiungibili dalle
linee del MIT, ed in seguito quelli connettibili ai collegamenti registrati.
Mediante tentativi e catalogazioni successive, tentavano vari codici d'accesso,
segnavano fin dove erano arrivati, e aggiungevano altri numeri per collegarsi
oltre. Alcuni studenti riuscirono, tramite tale sistema, a collegarsi con linee
urbane, alla ricerca di difetti di progettazione e di debolezze del sistema
telefonico in grado di far chiamare illegalmente, senza pagare. Nonostante la
motivazione principale restasse la ricerca, queste piccole frodi evidenziarono
il rischio di una facile deviazione da tale scopo, come se già allora gli
hacker manifestassero una certa debolezza verso piccole forme d'illegalità.
Nel 1961 la Dec donò al MIT il Pdp1. Quest'ultimo sarebbe divenuto famoso come
il primo minicomputer, progettato non per macinare grandi quantità di numeri ma
bensì per la ricerca scientifica, per l' elaborazione degli enunciati
matematici e per l'Hackeraggio.
Nel 1963, Stewart Nelson, famoso Hacker del tempo, capì che alcune particolari
note emesse dall' altoparlante del Pdp1, potevano essere utilizzate per entrare
nel sistema telefonico, quindi creò un'interfaccia la quale collegandosi al
telefono, avrebbe lanciato un segnale che sarebbe rimbalzato su una linea
ordinaria, permettendogli di andare in giro per tutto il meraviglioso sistema
dei telefoni, il tutto completamente gratis. Nelson aveva dimostrato a un gruppo
di programmatori del Pdp1 come una solitaria matricola del college potesse
ottenere il controllo di un sistema telefonico quasi centenario, non per lucro,
ma per il puro e semplice gusto dell'esplorazione. Nonostante l'interesse
iniziale di Nelson per il Pdp1 fosse rivolto al phone haching, in seguito il suo
interesse aumentò a tal punto che, alla fine, su quella macchina programmava di
tutto.
Spesso si avvicinava alla consolle mentre un laureando annaspava su qualche
programma, poi iniziava a occhieggiare da dietro le spalle dello studente, il
che faceva annaspare ancor di più il laureando, e alla fine sbottava dicendo:
SE RISOLVO IL TUO PROBLEMA, MI LASCI IL COMPUTER?!
Nelson era una creatura dell'etica hacker! Sull'hackeraggio, secondo R.V.
Scelsi, venne a quel punto a determinarsi una sorta di mito, che tese a
miscelare tra loro aspetti ideologici tipicamente americani. Da un lato una
sorta di "corsa all'oro" collettiva, dall'altra la visione del
"self made man", in grado d'imporsi grazie alla propria genialità.
Tale visione, univoca ed omogenea, rischia tuttavia di soffocare la variabile
temporale, che differenzia gli hacker dei primi anni '70 da quelli della
generazione precedente. Infatti, se i primi studenti del S&P studiavano le
mistiche applicazioni dell'intelligenza artificiale sui primi mainframe del MIT,
la generazione successiva tentò di diffondere la cultura hacker fuori dai
college, sospinta dal sogno di avvicinare la gente ai computer.