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Il carattere di professionalità
Gestione delle risorse umane significa gestire le persone che operano in una
struttura organizzativa. Tale attività può per certi versi considerarsi un'arte,
nel senso che l'intuito, la capacità personale di riscuotere consenso da parte
di un capo certamente contribuiscono favorevolmente al raggiungimento degli
obiettivi aziendali.
Tuttavia è l'aspetto professionale quello prevalente, in quanto gestire le
persone presuppone l'applicazione di una "tecnologia" che si basa su conoscenze
comuni e consolidate e su metodi che costituiscono punti di riferimento e regole
di razionalizzazione e sistematizzazione.
Questo consente appunto di parlare di professionalità per la gestione delle
risorse umane, cosi come per le altre funzioni aziendali, quali il marketing, la
produzione, la progettazione ecc...
Si parla di professionalità (e non di arte) quando si fa riferimento ad un campo
comune di conoscenze di base e quindi ad una strumentazione professionale,
conosciuta e utilizzata in modo omogeneo, da tutti i professionisti. Oltre alle
conoscenze di base un manager deve anche avere capacità di base.
Le conoscenze di base si possono raggruppare nelle seguenti:
1) Ciò che si gestisce sono prevalentemente i
comportamenti, rispetto alle persone. Ciò che interessa all'organizzazione in
via immediata e infatti più quello che le persone fanno o potranno fare che non
quello che le persone sono o potranno essere: nell'organizzazione i
comportamenti sono influenzati dai ruoli, dalla struttura e dalla cultura
aziendale e non sempre sono analoghi a quelli che si agiscono fuori
dall'organizzazione stessa. E da dire tuttavia che la struttura di personalità
di un individuo va comunque presa in considerazione come contesto personologico
dal quale scaturisce quel tipo o quell'altro di comportamento lavorativo. Capire
e distinguere le persone è infatti essenziale per stimolare tipi di
comportamento individuale funzionali all'organizzazione. E importante quindi che
un dirigente conosca e tenga un comportamento empatico che gli consenta di
assumere oltre che il proprio punto di vista, anche quello dei suoi
collaboratori, per comprendere le motivazioni e influire su di esse in modo
positivo, facendo emergere interessi e potenzialità.
2) È essenziale un approccio funzionale
e non ideologico. Nell'organizzazione e nella gestione delle risorse umane non è
utile nè corretto utilizzare la categoria del BENE-MALE, del BUONO-CATTIVO, del
POSITIVO-NEGATIVO a priori (approccio "ideologico" significa appunto partire da
un'idea valoriale di per sé) ma valutare ogni comportamento come
COERENTE-INCOERENTE rispetto agli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Ad esempio, un comportamento metodico non è migliore, nè peggiore di un
comportamento intuitivo: dipende dalla situazione e dallo scopo da raggiungere.
premiare l'impegno piuttosto che i risultati non è nè più né meno giusto, è
semplicemente più o meno funzionale rispetto a ciò che si vuole ottenere. Quindi
la gestione delle risorse umane richiede un approccio non aprioristicamente
ideologico, ma pragmaticamente funzionale: ogni variabile gestionale è da
valutare come positiva o negativa non in sé, ma in funzione del tipo di
comportamento atteso dall'organizzazione.
3) Fare "diagnosi"
e non "dare giudizi"
Se ad esempio qualcuno sbaglia è importante capire: perché ciò che ha fallo è
sbagliato (diagnosi) piuttosto che affermare: "è un incapace" (giudizio).
Se capiamo perché è sbagliato (diagnosi) possiamo trovare la "terapia" per
correggere l'errore (e questo è professionale), mentre se diciamo che la persona
è incapace commettiamo una generalizzazione che ci porta verso la confusione e
quindi verso la probabilità di commettere errori, perché non ci poniamo in modo
correttivo e costruttivo.
Una gestione professionale delle risorse umane richiede quindi sempre attenzione
alta raccolta dei fatti (come nell'anamnesi clinica) e al momento della
diagnosi, prima di ogni decisione.
Per questo è importante evitare la tentazione di giudicare, imponendosi prima di
diagnosticare: questo atteggiamento è più proficuo e consente azioni più ricche
nei confronti delle risorse umane gestite.
4) Non essere proiettivi
La principale difficoltà da superare in una gestione "professionale" delle
risorse umane è evidentemente dovuta al fatto che è l'unica gestione, che a
differenza delle altre, ci coinvolge personalmente perché coinvolge la nostra
professionalità intesa come sistema di bisogni e di valori.
Per questo è facile essere proiettivi e cioè gestire, valutare, scegliere in
funzione ed utilizzando come parametro le nostre motivazioni, le nostre
caratteristiche, i nostri valori. Quindi, quanto più riusciamo a gestire non
sulla base di opinioni, ma di conoscenze, più siamo orientati a ridurre questo
rischio.
Le capacità di base di un dirigente. Queste si
possono riassumere nelle seguenti:
| Capacità gestionale |
Capacità
organizzativa |
Capacità sociali |
Capacità relazionali |
| Capacità di
utilizzare strumenti di valutazione e gestione della prestazione sia reale
che potenziale. |
Capacità di
definire ruoli, compiti, obiettivi e di utilizzare strumenti di informazione
e di controllo. |
Capacità di
diagnosticare realtà socio-organizzative e di pianificare e programmare
interventi socio-organizzativi. |
Capacità di
intervistare e raccogliere informazioni individuali, di esercitare
influenza, di motivare, di comunicare e stabilire rapporti di fiducia. |
La capacità di comunicare presuppone la
conoscenza psicologica e più precisamente la conoscenza delle dinamiche che
regolano il comportamento individuale e la comunicazione interpersonale.
Per entrare più profondamente in questo argomento è opportuno esaminare la
capacità relazionale del dirigente attraverso l'esame degli stili di direzione.
Essi infatti sono strettamente collegati alla personalità del dirigente come
individuo, prima ancora che come ruolo.

Lo stile di Direzione
È l'espressione di una o più o meno efficace capacità
relazionale e comunicativa. Si può avere uno stile normativo
(autoritario) e uno stile affettivo (democratico-partecipativo).
Vedremo in seguito perché il secondo è quello che dà migliori risultati. Lo
stile normativo è caratterizzato da un atteggiamento di dominio. Un capo che ha
questo stile di direzione utilizza le seguenti tattiche sul personale:
| Autorità -
Perentorietà |
Gerarchia Superiore |
Sanzioni - Premi |
Coalizione -
Alleanza |
| Significa dare
ordini. Il dirigente unilateralmente ordina qualcosa (es.: fissa scadenze,
chiede che sia fatto qualcosa come lui ha deciso, sottolinea le norme
organizzative che prevedono ciò che chiede). |
Tende a far
arrendere, a costringere, attraverso il ricorso al potere formale
legittimato da un'autorità superiore. C'è soggezione psicologica e
gerarchica. Si ispira al principio: "chi sta sotto deve eseguire, chi sta
sopra può concedere". |
È il sistema
"del bastone e della carota". L'obiettivo è minacciare o promettere. Ad
esempio un capo minaccia di non promuovere un dipendente se non soddisfa la
sua richiesta; oppure promette o concede un premio per motivarlo a
soddisfare la sua richiesta. |
Si ha quando
ad es. un dirigente si coalizza con i suoi diretti sottordinati per ottenere
il loro sostegno a spingere qualche dipendente ad agire secondo la propria
richiesta. |
Sostanzialmente opposto allo stile
normativo-autoritario è lo stile di direzione
democratico-partecipativo.
Si parla infatti di direzione partecipata per obiettivi quando si vuole
intendere quel tipo di direzione che coinvolge tutti i partecipanti di
un'organizzazione e in tal caso, gli obiettivi riguardano tutti i partecipanti.
Gli obiettivi non sono qualcosa di calato dall'alto come gli ordini di servizio,
ma qualcosa che ha a che fare con le motivazioni di ciascuno. Nella
realizzazione degli obiettivi bisogna valorizzare il lavoro del gruppo, perché
il gruppo stempera la resistenza al cambiamento, in quanto nel gruppo c'è una
mutua collaborazione. Questa collaborazione migliora le relazioni interne che si
sostituiscono concettualmente alle relazioni gerarchiche. Se le relazioni
interne sono buone ne verrà di conseguenza che l'azienda offrirà al pubblico una
buona immagine di sé. Bisogna quindi recuperare la comunicazione interna. Questo
non significa che ogni volta che il dirigente decide deve sentire gli altri, ma
tendenzialmente le decisioni che riguardano il singolo lavoratore vanno
concordate con lui, altrimenti si crea una barriera sulla quale dopo diventa
ancora più difficile lavorare.
Lo stile di direzione democratico - partecipativo è
uno stile di direzione basato prevalentemente sull'influenza e sull'impatto,
anziché sul potere e sul controllo (come quello normativo autoritario). Si
tratta di uno stile di direzione aperto e comunicativo che cercheremo di
sintetizzare in alcuni aspetti che lo caratterizzano, contrapponendo questi
aspetti a quelli che invece caratterizzano lo stile di direzione basato sul
rigido controllo proveniente dall'alto. Vediamo questi aspetti:
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1) dare autonomia alle
persone e ai gruppi anziché prendere decisioni;
2) agevolare
l'apprendimento, anziché tenere le proprie idee chiuse dentro di sé;
3) stimolare
l'indipendenza nel pensiero e nell'azione, anziché esercitare l'autorità
sulla gente e sull'organizzazione;
4) accettare le
innovazioni creative che emergono, anziché dominare;
5) delegare e dare
piena responsabilità, anziché costringere;
6) offrire e ricevere
feedback, anziché insegnare, informare, consigliare;
7) incoraggiare e
credere nell'autovalutazione, anziché valutare gli altri;
8) essere gratificati
dallo sviluppo e dalle acquisizioni degli altri, anziché essere
gratificati dai propri successi. |
Si tratta di una dirigenza centrata
sull'influenza e sull'impatto, anziché sul potere e sui controllo. Per influenza
e impatto s'intende un comportamento da parte del dirigente, maturo, partecipe e
responsabile, ma non autoritario, in grado di sollecitare nel dipendente un
comportamento altrettanto maturo, partecipe e responsabile. Rifiutando di
costringere, ma partecipando attivamente e responsabilmente all'attività
lavorativa, infatti, un dirigente si porrà verso i suoi subalterni, anche come
modello da imitare. Diversamente, un dirigente autoritario trasferirà in loro
questo tratto di personalità, che verrà interiorizzato come tale e si esprimerà,
nell'interazione con colleghi ed utenti, in termini di competizione e di
tendenza al conflitto.
Quanto accennato trova conferma anche in alcune ricerche sulle relazioni umane
condotte all'interno di strutture organizzative negli Stati Uniti
dell'Università di Michingan. Tali ricerche hanno dato i seguenti risultati:
1) i dirigenti che ottenevano una produzione alta erano
molto orientati sulle persone, mentre quelli che ottenevano una produzione bassa
erano invece orientati sulla produzione, e le persone non erano che strumenti
per compiere il lavoro;
2) i dirigenti con alta produzione delegavano l'autorità, quelli con
bassa produzione la accentravano;
3) i dirigenti con alta produzione permettevano ai loro
subordinati di prendere parte alle decisioni, mentre i dirigenti con bassa
produzione erano piuttosto autocratici;
4) i dirigenti con alta produzione davano difficilmente punizioni, i loro
colleghi con produzione bassa, erano piuttosto punitivi;
5) i dirigenti con alta produzione instauravano un buon
flusso di comunicazione personale, aperta nei due sensi; all'opposto, quelli con
bassa produzione erano chiusi e relativamente inaccessibili;
6) in tempi di crisi, i dirigenti con alta produzione mantenevano le loro
posizioni di supervisione, mentre i colleghi con bassa produzione si
rimboccavano le maniche e si buttavano sul lavoro; in tal modo il risultato
calava perché, mancando il coordinamento e la supervisione, l'attività
complessiva risultava dispersiva.
Quindi, lo stile di direzione basato sull'influenza e sull'impatto anziché sul
controllo determina una struttura organizzativa in cui le persone lavorano
insieme responsabilmente per stabilire le mete, determinare gli indirizzi,
utilizzare una varietà di sistemi organizzativi e far fronte alle crisi che
inevitabilmente si verificano. Questo stile di direzione crea intorno a sé un
clima facilitante, che tende a favorire ed accogliere l'espressione creativa dei
singoli membri della struttura organizzativa e si avvale della comunicazione
efficace.
Infatti, attraverso atteggiamenti cordiali si ottiene la disponibilità, perché
l'altro si sente rispettato e considerato e ciò influisce positivamente
sull'autostima. Nel fare una richiesta ad un dipendente, un capo
democratico-partecipativo dimostra inoltre comprensione e partecipazione per i
problemi aggiuntivi che la sua richiesta potrebbe causare. Adotta cioè un
atteggiamento empatico.
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